Tornano i Racconti d’Estate Ghiott per accompagnare il vostro ozio di vacanzieri, sia che siate su un verde prato appenninico, in pineta dietro il Mar Tirreno, o sul vostro divano di casa. Perché Ghiott è sempre con voi, anche in vacanza. Buona lettura!

Con le scarpe da ginnastica di tela infilate nella neve e la Golf in un fosso, Filippo guardò la luna che brillava come solo le lune di finta primavera sanno fare. Intorno il ghiaccio spadroneggiava. “C’è sempre troppo ghiaccio in Garfagnana”, pensò Filippo. Controllò ancora una volta la macchina, ma era sicuro che non ci sarebbe stato verso toglierla da lì. Non da solo. Passanti, a quell’ora, non ne passavano. Altri veicoli, non veicolavano. Si rassegnò allora ad avviarsi a piedi, e verso dove non lo sapeva nemmeno lui.

racconto d'estate: una cioccolata caldaCammina, cammina, cammina, nella neve le scarpe di tela erano diventate una pappa molliccia e i suoi arti inferiori avevano ormai una temperatura notevolmente inferiore a quella che consente una normale circolazione del fluido biologico nei vertebrati. Per dirla meglio, gli duolevano talmente i piedi che aveva deciso che non avrebbe fatto più un passo, e che piuttosto sarebbe rimasto lì, fermo immobile a morire stecchito, quando vide in lontananza baluginare un lumino fioco fioco. “Forse è un bar”, pensò. Ah, una bella cioccolata calda, ristoro dell’infreddolito, delizia del palato, cura pel malato, gioia del viandante smarrito! E cominciò a correre rianimato verso il lumino, che piano piano divenne una casina che mandava luce da una finestrina piccina picciò.

Toc, toc. “Chi è?”, fece una vocina da dentro. Filippo provò a spiegare veloce: ghiaccio, no catene, Golf nel fosso, neanche un passante che passasse o un veicolo che veicolasse per dare una mano a levarla da lì, freddo, buio, ma soprattutto freddo, tanto freddo, ai piedi precisamente. Pregavasi dare prima conforto e poi eventualmente soccorso. Si aprì una porta e Filippo entrò.

Un bel focolare era acceso in un cantuccio, ma nella stanza non c’era nessuno. “Si può?”, chiese educatamente Filippo. Silenzio. “Addio cioccolata calda…” pensò Filippo, che per ripigliarsi un po’ dal freddo si avvicinò al fuoco. Proprio lì accanto allora notò tre noci che facevano bella mostra di sé su di un panchetto sghembo. “Mangerò una noce” si disse, “meglio che nulla…”. Ne prese una e la schiacciò, ma invece del gheriglio, dal guscio venne fuori un badile tutto d’argento. Schiacciò la seconda, e questa conteneva invece un bellissimo vestito d’oro. “Ma guarda che noci a bischero c’hanno in Garfagnana!” sbottò Filippo, che avendo già rinunciato alla cioccolata calda si vedeva ora costretto a non mangiare neanche una stupida noce.

“Attento a quel che dici, figliolo”. “Chi è? Chi ha parlato?” Ci credereste? Era la noce. L’ultima rimasta intera. La quale cominciò a implorare Filippo di non schiacciarla, perché era una noce magica. Anzi, doveva chiedergli un favore, un favore grosso. Filippo un po’ perplesso ascoltò la noce che gli spiegò con cura quello che avrebbe dovuto fare e dire, e dopo pochi minuti, bardato di tutto punto col vestito d’oro e il badile d’argento, e rammaricandosi in cuor suo che tale favolosa montura non comprendesse a corredo delle scarpe più adeguate delle sue fradice telate ginniche, uscì nella notte e nella neve a scavare una buca, ci buttò dentro la noce, disse a voce alta argirò, ghirigò, guarda un po’ ora i’ che fo’, e se ne tornò da dove era venuto.

Cammina, cammina, cammina, Filippo si ritrovò alla Golf e con sommo stupore notò che non era più nel fosso. Passanti non ne erano passati, e veicoli non erano veicolati. Era stata di certo la noce. Aveva detto che era una noce magica, e forse aveva esaudito un suo desiderio: quello di togliere la Golf dal fosso… Filippo montò contento in macchina, avviò il motore che rombò subito e partì. Passò qualche istante e la vecchia e fidata quattroruote si mutò in un’astronave ecologica a
propulsione fotonica che sfrecciava fra i monti delle Apuane. “Che noce fantastica!” Felice come un bambino di otto anni alla ricreazione, Filippo notò fra le varie luci che brillavano sotto di lui una scritta al neon e la riconobbe subito. “Adesso una bella cioccolata calda non me la leva nessuno.” E così, scese a terra, parcheggiò l’astronave davanti al bar, entrò nel locale, e vestito come un deficiente, sorseggiò soddisfatto il suo ultimo desiderio.

 

 

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