La storia del cioccolato a prima vista potrebbe sembrare un affare da pasticcieri

Una storia di maestri cioccolatieri intenti a miscelare gli ingredienti più preziosi nei loro laboratori, per creare profumi e sapori che ci affascinano sempre, perché sanno un po’ di mistero e un po’ di magia. E invece no. O meglio, questo è solo l’ultimo atto della storia del cioccolato, perché all’origine di tutto, prima di qualsiasi ricetta, prima di qualunque cioccolato al latte o fondente, con nocciole o con estratti di arancia, ci sono quegli uomini che più di quattrocento anni fa, nelle lontane Indie Occidentali, videro il cacao, lo assaggiarono, e portarono per la prima volta in Occidente questo frutto prodigioso. Questi uomini curiosi, intraprendenti, coraggiosi e anche un po’ folli erano, ebbene sì, i mercanti.

 

Chi era Francesco Carletti?

Francesco Carletti era un mercante fiorentino, nato fra 1573 e il 1574 la cui biografia è decisamente avventurosa. Figlio di una famiglia di mercanti, viene coinvolto subito nell’attività di casa e a vent’anni parte per un incredibile viaggio insieme al padre, che lo porta per quasi 15 anni in giro per il mondo. Da Siviglia alle isole di Capo Verde, alle Indie Occidentali, al Giappone, Cina, India, Olanda e Francia, Francesco fa ritorno a Firenze nel 1606.

Ed è qui, una volta a casa, che Francesco decide di scrivere le memorie del suo viaggio straordinario. In realtà, astutamente, aveva annotato via via, a memoria fresca, il resoconto dettagliato di ciò che aveva visto. Ma queste note andarono perdute in un abbordaggio. La nave con la quale stava rientrando in Europa, che doveva fare rotta verso Lisbona, fu attaccata dagli Olandesi, che erano in lotta coi Portoghesi per il dominio dei mari, e il carico fu sequestrato completamente. Il nostro protestò di essere un suddito del Granduca di Toscana. Fu lasciato libero, ma le sue fortune, i beni accumulati in tanti anni di viaggi e commerci, furono tutti sequestrati come bottino.

E anche questo epilogo ci fa riflettere sulle alterne vicende dell’arte della mercanzia… Comunque, i Ragionamenti di Francesco Carletti, Fiorentino, sopra le cose da lui vedute ne’ suoi viaggi, ebbero subito enorme successo e girarono a lungo in forma manoscritta, prima di vedere la stampa nel 1701.

 

 

Cosa lega Francesco Carletti al cioccolato?

Fra le descrizioni che Francesco Carletti ci regala del suo viaggio avventuroso, sono molto interessanti quelle delle tante e varie materie prime, che con occhio da mercante Francesco vede come possibili merci di scambio. In particolare colpisce per lo stile efficace e colorito la parte relativa alle piante delle Indie Occidentali, la vera novità dell’epoca. Francesco ci parla della banana, del cocco, della patata americana (che “sa di castagna”), ed è fra i primi a fornire una descrizione precisa del “Caccao” e della preparazione della bevanda del “Cioccolatte”. Qui sotto segue una versione attualizzata del testo del Carletti, del quale potete trovare la versione originale alle pagine 91-94 dell’edizione del 1701.

Il Cacao è un frutto celebre e di vitale importanza per quel Regno, tanto che si dice se ne consumi ogni anno più di cinquecentomila scudi. Questo frutto serve anche come moneta da spendere, per comprare al mercato le cose di uso comune. Per la moneta di un giulio ne danno settanta o ottanta, a seconda del raccolto.

Ma il suo consumo principale è in una certa bevanda che gli Indiani chiamano “Cioccolatte”. Questa bevanda si fa mescolando i frutti del Cacao, che sono grossi come ghiande, con acqua calda e zucchero.

Prima i frutti vanno seccati molto bene e abbrustoliti al fuoco, poi disfatti su delle pietre (come fanno i pittori quando macinano i colori) fregando il pestello, anch’esso in pietra, lungo la pietra piana e liscia. Così si viene a formare una pasta che disfatta nell’acqua serve da bevanda, ed è bevuta comunemente da tutti i nativi del Paese e dagli Spagnoli e da tutti gli abitanti delle altre nazioni che qui giungono. Una volta che si avvezzano, tutti ne diventano così viziosi che con difficoltà poi possono riunuciare a berne ogni mattina, o il giorno dopo desinare, quando fa caldo, in particolare quando si naviga.

(…) Bevono il “Cioccolatte” in delle ciotole (che loro chiamano “Cicchere”), e mescolandolo con un legnetto e girandolo fra le palme delle mani, gli fanno fare una spuma di color rosso, e appena fatta, avvicinano la bocca e lo tracannano in un fiato con mirabil gusto e soddisfazione della Natura, alla quale dà forza, nutrimento e vigore tale, che chi di solito ne fa uso non si mantiene robusto se smette di berne, anche se prende qualcosa di più sostanzioso.

Ho provato il Cioccolatte mentre ero in Messico, e mi piaceva e giovava assai. E quasi non mi pareva di poter stare un giorno senza.

Cioccolato e Toscana

Come si può notare, le descrizioni di Francesco Carletti sono davvero deliziose, e si capisce la fortuna dei suoi Ragionamenti fra i suoi contemporanei e anche dopo. Ma ciò che ci interessa, sta nelle parole di Francesco Redi, il celebre studioso toscano del Seicento, che scrisse nelle sue Annotazioni al Ditirambo: “Uno de’ primi, che portassero in Europa le notizie del cioccolatte, fu Francesco di Antonio Carletti Fiorentino”.

E quindi la storia del cioccolato in Toscana, parte da lontano, proprio dall’inizio, dagli avventurosi mercanti fiorentini, che dopo aver fatto il giro del mondo, giunsero a noi con i racconti favolosi delle favolose nuove mercanzie.

E dopo tanta storia, si può passare alla “geografia” del cioccolato, provando il Cioccolato Cortés che proprio in Toscana si fa. Scoprirete che “piace e giova assai, e quasi non vi parrà di stare un giorno senza…”.

 

 

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