La Befana vien di notte, con le scarpe tutte rotte…

Ecco arriva la Befana! Chi sarà mai questa vecchietta che viene festeggiata ogni 6 gennaio, capace di oscurare perfino i più blasonati Magi in visita al Bambinello? C’è chi dice sia una strega, e infatti la vediamo giungere a cavallo di una scopa volante. In realtà la Befana è una figura simbolica arcaica, il cui ruolo e significato si perdono nella notte dei tempi. Forse non lo sapete, ma la Befana è la prima maschera del Carnevale.

Il Carnevale
Nel corso dei secoli il Carnevale si festeggiava durante l’anno in un periodo più o meno ampio, che vedeva il suo culmine nel giorno, o nei tre giorni, precedenti la Quaresima. Infatti le sue manifestazioni si distribuivano lungo un lasso di tempo che variava di paese in paese e di città in città, ma che cominciava fin da Natale, dando luogo a corsi mascherati, carri, canti carnascialeschi, balli, e ovviamente travestimenti: le maschere.

I riti agresti di propiziazione
Il Carnevale ha quindi radici antiche, che precedono il cristianesimo, e si rifanno ai riti agresti di propiziazione e rinascita che si tenevano proprio nel momento dell’anno di minor luce, di minor disponibilità di cibo per uomini e animali, in cui tutta la natura era in letargo. Insomma l’inverno era il periodo più difficile, e tutti auspicavano il ritorno della bella stagione e dell’abbondanza, con i suoi raccolti e i suoi frutti. Per questo si celebravano questi riti: per ricordare a tutti che gli stenti invernali avrebbero poi ceduto il passo alla fioritura primaverile.

Il Carnevale e la Befana
Ora, cosa c’entra la Befana col Carnevale, direte voi? È presto detto. Queste due figure sono entrambe una personificazione della festa stessa. È noto che il Carnevale abbia un protagonista, il Re del Carnevale, che detta legge nella festa più folle dell’anno sovvertendo le regole dell’ordine costituito, e diventando il capro espiatorio che si fa carico di tutti i mali della comunità. Dato che il 6 gennaio è un’anticipazione del Carnevale, la Befana è anch’essa una sua personificazione.

Perché la Befana è vecchia?
Nei riti di propiziazione e rinascita era piuttosto comune disfarsi di cose vecchie per far posto al nuovo. Tutti sanno che per Capodanno a Napoli sono in molti a gettare oggetti dalle finestre delle proprie case direttamente sulla strada. Questa che sembra una bizzarra abitudine, in realtà è un rito annuale propiziatorio. La vecchia Befana incarna quindi la natura sopita dell’inverno, potremmo dire anche morta, che dovrà essere poi eliminata per far posto alle nuove energie rigeneratrici.

 MamuthonesPerché la Befana è brutta e vestita di nero?
Il fatto che la Befana sia brutta e vestita di nero, rimanda alle caratteristiche principali delle maschere, che altro non sono che figure demoniache, esseri del mondo degli inferi, anime dei morti. Si è detto che il Carnevale è una festa propiziatoria della fertilità della terra e dell’abbondanza delle messi. Ma se vogliamo che la spiga nasca e cresca, il seme deve trascorrere un periodo sotto terra. Ed è proprio lì, nel buio degli antri oscuri, probabilmente infernali, che si trovano le potenze della generazione, le divinità sotterranee che sottendono al ciclo produttivo e che questi riti di fertilità evocano. Un’esempio di maschera demoniaca arcaica si può trovare a Mamoiada in Sardegna: sono i Mamuthones. Indossano una maschera di legno nera, orribile e grottesca, dal naso enorme e la bocca socchiusa in un’eterna smorfia, il capo coperto da un fazzoletto nero legato sotto la gola come una contadina. Non vi ricorda per caso quella vecchietta che vien di notte con le scarpe tutte rotte da cui siamo partiti, la nostra Befana?

befanate e befana in ToscanaLa Befana e le befanate in Toscana
In Toscana la festa della Befana, in tema con i riti di propiziazione, ha dato origine in passato alle befanate: veri e propri canti di questua che si svolgevano in alcuni paesini dell’appennino toscoemiliano. Alcuni membri della comunità scrivevano quartine di ottonari (lo stesso metro usato dal Pascoli per la sua Befana…) che raccontavano gli avvenimenti più importanti accaduti durante l’anno, poi uscivano la sera del 5 gennaio e si recavano di casa in casa a cantare le quartine. Se i versi erano graditi, i padroni di casa aprivano le porte ai cantori, offrendo loro cibo e bevande, e dando qualche spicciolo che poi veniva usato per scopi benefici. In questo modo si rafforzavano i legami all’interno della comunità e si celebrava un piccolo rito propiziatorio (l’offerta e lo scambio di cibo).

befana e befanoLa vera Befana toscana
Insieme ai cantori era sempre presente la figura, o meglio, la maschera della Befana, di solito impersonata da un uomo. Da notare che la Befana toscana non volava affatto su una scopa ma arrivava in groppa a un ciuchino, ed era lei a portare i regali ai bambini: di Babbo Natale nessuna traccia nel mondo rurale arcaico toscano… Appena entrava in casa la Befana si esibiva in una danza licenziosa e buffa, sollevando le gonne e mostrando gambacce pelose e giarrettiere sgargianti, a dimostrare, ancora ce ne fosse bisogno, la natura di maschera comica di questa figura. Talvolta la Befana era accompagnata dal marito, il cosiddetto Befano, con il quale la danza si faceva ancora più esplicita e divertente.

I dolci tradizionali di Befana: i befanini
Particolare da non trascurare per noi di Ghiott che facciamo biscotti: tra i dolci tradizionali di Befana che si usavano preparare per premiare i cantori della questua, c’erano i befanini, cioè biscotti di pastafrolla decorati con granelli di zucchero colorato.

 

 

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