Pensate mai a packaging e imballaggio, cioè all’involucro che state rompendo quando aprite i vostri biscotti?

Quando si apre una confezione di biscotti siamo abituati al gesto automatico, la mano si infila nel contenitore in cerca della bontà da gustare e dell’involucro che contiene e mantiene quella bontà non ci curiamo.
Ecco quindi due o tre informazioni su packaging e imballaggio in generale, e in particolare su quali siano le politiche e i modelli adottati da Ghiott in merito.
Anche perché pensiamo sia importante condividere queste informazioni con i consumatori.

A cosa serve il packaging?
Senza un adeguato packaging, o imballaggio, molte delle merci prodotte nel mondo non riuscirebbero a raggiungere i negozi in condizioni ottimali. I prodotti potrebbero danneggiarsi o rompersi durante il loro trasporto. Alcuni prodotti alimentari in particolare, se non adeguatamente protetti, potrebbero arrivare al consumatore avariati o andati a male.

Il packaging serve solo a proteggere il prodotto?
No, nel caso di un prodotto alimentare ad esempio, oltre a proteggere l’alimento, il packaging serve a contenere il prodotto, a facilitarne la movimentazione e lo stoccaggio, e infine deve comunicare al consumatore in modo adeguato e non ingannevole cosa ci sia all’interno del contenitore, consentendo infine una sua facile e sicura identificazione.

Anche Ghiott usa il packaging con questi scopi?
Sì certo, anche per Ghiott il packaging è funzionale a contenere, proteggere, comunicare e rendere identificabili i propri prodotti.

È possibile che a a volte si usi troppo imballaggio rispetto alla quantità di prodotto contenuta?
Per i prodotti Ghiott l’imballaggio non è mai eccessivo ma necessario. Nei sacchetti di biscotti ci deve essere una quantità minima imprescindibile di aria per essere sicuri di non avere problemi in confezionamento. Ad esempio per le confezioni da 100 g sono obbligatori almeno 4 cm di aria. In questo modo, la macchina che salda ermeticamente la chiusura superiore del sacchetto non danneggerà il prodotto che resterà così sul fondo, e fra i biscotti e la saldatura ci sarà aria sufficiente a non creare problemi né al prodotto né all’impianto.
Ovviamente qualche centimetro di plastica in più per il sacchetto in questo modo viene utilizzato, ma serve per non sciupare i biscotti e per non avere problemi con l’imballo fatto a macchina, mantenendo la buona funzionalità del macchinario e la qualità dei biscotti.
Oltre ai sacchetti alcuni biscotti Ghiott vengono inseriti poi nelle scatole. Anche per questo tipo di confezione, Ghiott deve rispettare dei vincoli impiantistici per cui i formati delle scatole sono pochi e difficilmente modificabili. Al momento Ghiott risolve questo problema con alcune forme di scatole dalle dimensioni fisse, e tanti e vari tipi di peso netto interno. L’importante è che naturalmente il peso netto dichiarato sulla confezione corrisponda al peso netto del prodotto che è all’interno.

Come si garantisce che il peso netto interno corrisponda a quello dichiarato sulla confezione?
Al termine della linea di confezionamento sono posizionate delle bilance di precisione che pesano automaticamente ogni singolo sacchetto e scartano i sacchetti in sottopeso. Queste bilance sono tarate periodicamente da tecnici certificati che garantiscono il pieno rispetto delle leggi metriche vigenti.

Cos’è l’overpackaging?
È quando l’imballaggio diventa eccessivo, soprattutto nell’idea di “protezione” dell’alimento dagli agenti esterni. Nei prodotti alimentari i casi più eclatanti, che talvolta sfiorano il ridicolo, si trovano negli imballaggi di alcuni tipi di frutta e verdura, come se questi non fossero già “naturalmente” protetti dalla loro buccia e avessero bisogno di un’ulteriore difesa dalle pericolose insidie dell’aria.
Ecco che si arriva al paradosso delle banane imbustate singolarmente, delle patate incellofanate una per una con tanto di codice a barre, delle mele già tagliate a fette e imbustate pronte da sgranocchiare, fino ad arrivare all’uovo sodo già sgusciato e nuovamente ricoperto da un guscio-busta artificiale di più comoda apertura, come se quello naturale fosse ritenuto un impiccio alla soddisfazione immediata della fame…
Le immagini qui sotto rappresentano alcuni esempi di questi eccessi, e come si può notare si tratta di casi ben diversi dai pochi centimetri di plastica in più utilizzati per confezionare in sicurezza i biscotti Ghiott, o delle scatole di dimensioni appena più grandi. Per gli imballaggi Ghiott non è adeguato parlare di overpackaging.

Ghiott ha intenzione di migliorare e ridurre i materiali utilizzati per il packaging dei propri prodotti?
Decisamente sì.
Per quanto riguarda le scatole, Ghiott sta attuando un progetto a medio termine, per andare a modificare nel tempo alcuni dei formati disponibili in modo da adeguarli a quelle che sono le dimensioni più adatte all’attuale assortimento. Ma già da tempo le scatole Ghiott sono realizzate nella maggior parte con carta riciclata, a basso impatto ambientale.

Per quanto riguarda invece i sacchetti, utilizziamo soprattutto materiali che sono immediatamente riciclabili nello smaltimento, evitando i poliaccoppiati in materiali diversi, come carta/plastica oppure plastica/alluminio, che invece necessitano di una separazione prima di entrare nel circuito del recupero.
Allo stesso tempo, il responsabile del nostro Ufficio acquisti, Alessandro Di Domenico, ha fatto un lavoro enorme sui polimeri, cioè sui composti molecolari chimici che compongono la plastica, selezionando materiali più sottili pur garantendo livelli di qualità e prestazioni identiche dell’imballo. Così facendo stiamo riducendo di circa il 10% il consumo di plastica nelle nostre confezioni più vendute, con un contributo importante alla riduzione delle emissioni di CO2.

Lo stesso vale per la dimensione di alcuni nostri sacchetti, con un’ulteriore riduzione non solo dei materiali utilizzati ma anche dell’ingombro, così che si possa stoccare più confezioni nello stesso spazio, come ad esempio all’interno di un camion, diminuendo così anche il numero dei viaggi necessari a trasportare i nostri biscotti nei negozi.

Infine, Ghiott è riuscita per prima (e per ora è l’unica) a confezionare i Ricciarelli in un semplice sacchetto inserito nella scatola, invece che con il vassoio preformato con alveolo, l’insacchettamento e l’inscatolamento, come ancora è in uso presso altri produttori. Si tratta di una piccola vittoria perché questo è un prodotto particolarmente delicato, e noi siamo riusciti a diminuire l’imballaggio senza rompere o rovinare i ricciarelli.
Il vecchio tipo di imballaggio dei ricciarelli richiede una quantità di materiale decisamente superiore rispetto a quello dei Ricciarelli Ghiott. È un overpackaging di fatto. Il vassoio preformato è diverso da produttore a produttore a seconda della forma che ciascuno dà ai propri ricciarelli, e la proporzione fra il vassoio e il prodotto di solito lascia parecchio spazio al vuoto.
Nell’arco di tre anni, Ghiott ha completamente spostato la produzione dai Ricciarelli dal packaging con vassoio preformato ad alveolo ai Ricciarelli in sacchetto.

Ghiott è fiera di questi piccoli passi che testimoniano come alcuni risultati in tema di riduzione degli imballaggi siano stati stati raggiunti. E ancora ce ne saranno.

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